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Domande frequenti

Le domande che mi fanno tutti i genitori

Rispondo con onestà, anche quando la risposta è «forse non è il momento giusto». Se la tua domanda non è qui, scrivimi: ti rispondo io (o una persona del mio team), non un servizio clienti.

Debora con il suo bambino

Perché dovrei affidarmi a una consulente del sonno?

Perché il problema, quasi sempre, non è la mancanza di informazioni: è averne troppe e contrastanti. Come dico spesso, tra il sapere e il saper fare c'è una distanza enorme — e nel mezzo ci sono notti in cui sei troppo stanca per capire quale consiglio applicare.

Io guarda la vostra situazione specifica (età, carattere, abitudini, allattamento, orari di lavoro, fratelli) e costruisco un piano coerente. Poi resto accanto a voi mentre lo applicate, che è la parte che nessun libro può fare.

E se il percorso non dovesse avere successo?

Non vi lascio a metà. Il percorso dura tre settimane, ma se il risultato non è arrivato continuo a seguirvi senza costi aggiuntivi finché il problema non è risolto: è la mia garanzia, e nessun'altra consulente in Italia la offre.

Nei casi studio troverai famiglie che hanno visto il cambiamento dalla prima notte e altre che ci sono arrivate alla terza settimana, dopo virus e regressioni. Ogni bambino ha i suoi tempi: l'importante è non tornare indietro.

Sono una mamma che allatta al seno. Dovrò smettere?

No. Il percorso è compatibile con l'allattamento e non ti chiederò mai di interromperlo: molte mamme che ho seguito allattano ancora oggi, a percorso finito.

Quello che cambia è il ruolo del seno nel sonno: smette di essere l'unico interruttore per addormentarsi e torna a essere nutrimento e coccola. Per molte mamme è proprio questo passaggio a far tornare l'allattamento un momento bello invece di un dovere notturno.

Cosa rende i tuoi servizi diversi da quelli di altre consulenti?

La garanzia di risultato: resto oltre le tre settimane se serve, senza costi aggiuntivi.
Il contatto quotidiano: non un piano consegnato e poi silenzio, ma una risposta ogni giorno, nei giorni che contano.
Un piano davvero su misura, discusso con te su Zoom prima di iniziare, riga per riga.

Molte famiglie che ho seguito erano già passate da altre consulenti e si erano sentite sole a metà strada. Se ti è già accaduto, nei casi studio ho segnalato proprio quelle storie.

Il bambino risentirà di questo cambiamento?

L'esperienza dice il contrario: un bambino che dorme è un bambino più sereno di giorno. Nelle recensioni i genitori raccontano bimbi meno irritabili, che mangiano meglio, giocano di più e a volte fanno passi avanti anche nelle tappe motorie.

Il disagio iniziale, quando c'è, è quasi sempre più forte nel genitore che nel piccolo — e dura pochi giorni. Il legame non si indebolisce: molte mamme mi dicono che di giorno il rapporto è diventato più intenso, perché entrambe riposano.

Il tuo approccio prevede di lasciarlo piangere da solo?

No. Non è attraverso il pianto o l'abbandono che si insegna a un bambino a dormire. Il genitore resta presente e accompagna il cambiamento passo per passo.

Questo non significa che non ci saranno proteste: cambiare abitudine non piace a nessuno, nemmeno a noi adulti. Ma è una protesta accompagnata e supportata da genitore, che è sempre presente.

È meglio procedere gradualmente, un passo alla volta?

È la convinzione più diffusa tra le mamme che arrivano da me, e ha tutto il senso del mondo: hai trovato un tuo modo di gestire le notti — faticoso, ma tuo — e stravolgerlo fa paura. Però nel sonno la gradualità non funziona, e ti spiego perché.

Togliere il seno, il ciuccio o il biberon «poco a poco» significa darlo alcune volte sì e altre no. Il bambino non capisce più quando arriverà il suo supporto, e questa incertezza lo porta a piangere di più, nella speranza che arrivi. Il messaggio che riceve non è «le cose stanno cambiando», ma «a volte facciamo così, a volte in un altro modo».

Il cambiamento che dura non è quello brusco: è quello chiaro. Il sistema nervoso dei bambini si regola su ciò che è coerente e ripetitivo; l'incertezza genera insicurezza, e l'insicurezza è il primo nemico del sonno. La chiarezza, invece, è sicurezza — e un bambino che si sente sicuro si abbandona a notti intere.

Il tuo è un «metodo dolce»?

Quello che si legge di continuo sui social è che i "metodi dolci" sono quelli che rispettano la fisiologia del bambino, perché «dolce» sembra automaticamente sinonimo di giusto.
La mia esperienza dice un'altra cosa: quei metodi rispettano la fisiologia delle emozioni del genitore, non quelle del bambino.

Prevedono di continuare a offrire seno, ciuccio o braccia — o di eliminarli gradualmente, creando la confusione che abbiamo visto nella domanda precedente. Mentre culliamo o allattiamo abbiamo la sensazione di «fare qualcosa» per loro, e questo ci fa sentire meglio.
Ma nel frattempo il bambino continua a svegliarsi e il problema resta.
Molte famiglie mi contattano proprio dopo aver investito tempo e denaro in percorsi di questo tipo, senza risultati.

Essere davvero dolci significa rispondere al suo bisogno più profondo, che non è il seno né il movimento: è dormire bene. Latte, braccia e ciuccio sono strumenti che usa per arrivare al sonno; quando diventano l'unico modo, smettono di essere un aiuto e diventano un ostacolo.

La parte difficile, spesso, non è sua: è tua. Nessuno ci ha insegnato a stare dentro un'emozione, a tollerare che un disagio temporaneo non sia un danno ma parte della crescita.
Durante percorso il tuo bimbo impara a dormire; tu impari a restare presente e calma, senza sentirti sopraffatta — e questo ti servirà per tutta la tua vita di mamma.

Hai una domanda che non è qui?

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Il percorso

Le sei fasi, dal colloquio alla garanzia.

Casi studio

Storie reali, filtrabili per età e problema.

Chi sono

La mia storia e in cosa credo.